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"Per un pelo, per un pollo, per la pioggia"
Oh no, piove
… sì piove, ma piano
e odora di ferro, di grezzo
di sporco, di fuoco che piega
ma Brescia quando è Brescia è così
fiera, uggiosa, di maggio scontrosa.
La vé zó a belasé
scende piano in italiano,
ma per strada c’è la “Brace” e lei,
“la bionda” lo sa e vuole il pollo:
«prenotalo, non sarà nostrano
ma è buono ed è lì, a portata di mano».
Scende piano e ci fermiamo:
«allo spiedo o alla brace?»
Sandro sollecita «dai ch’è tardi
non troveremo un buco al portico»
La Loggia è una bolgia, ma piove
ci sarà posto altrove, e si va
là, incontro a quell’urlo di ferriera
che viene verso, che scuote
e arroventando scrocchia, cricchia,
la “città del ferro” è un boato,
piazza Duomo, via X Giornate
sono una verga incandescente
crepitante di rabbia e terrore,
l’urlo è tonante, sconcio, straziante
«una bomba, una bomba»
Gigi è schizzato, quasi vomitato
sozzo, bagnato, il panico nel pianto,
«bastardi, maledetti bastardi».
Epifanica, dai tondini roventi
come una sferza, sbuca la Chicca
carica d’odio e fango, nell’anima furiosa:
«ci sono morti e feriti in piazza,
bastardi, bastardi»,
«non puoi andare là»
«c’è la Pola, la piazza è chiusa».
Già … potevo restarci là,
non fosse stato per il pollo,
per la pioggia che dai miei
tuttora gronda negli occhi di Luigi,
Giulietta, Livia, Bartolomeo,
Vittorio, Euplo, Alberto e Clementina
che magari, per il classico pelo
han preso il mio posto, là
e adesso che ci penso
forse la vegnìa zó de ónda
copiosa in italiano … e spessa
spatolata, materica, furente
la colata è continua